LA PALESTRA DEL CORTILE.

di Barbara Piazza

Forse, è arrivato il momento di riconoscere che i nostri ragazzi non sanno più muoversi e giocare come una volta.

Un tempo, infatti, bastava un semplice bastoncino o un piccolo sasso per inventare un mondo magico che catturava l’attenzione per molto tempo, ideando luoghi fantastici in cui rifugiarsi dopo una corsa veloce, sfuggendo alla mano che tentava di “catturare” gli intraprendenti protagonisti di ogni azione di gioco. Così, un gradino, un muretto o un tronco d’albero diventavano appoggi sicuri a cui aggrapparsi con estremo equilibrio per “salvarsi”, in un gioco di destrezza che non aveva nulla da invidiare ai gesti tecnici più raffinati.
Eppure, oggi, i sogni sembra non bastino più: si sono atrofizzati nell’incapacità di sognare.
Nella palestra del cortile, invece, si imparava la vita ed il potenziamento naturale si realizzava nel divertimento.
La tradizione insegna l’importanza che assumono gli spazi aperti dove poter sperimentare le abilità più comuni e, se avessimo ancora la fortuna di vedere un bambino giocare in un cortile, potremmo scorgere il sorriso sul suo volto, espressione della libertà d’agire.
Allora ci renderemmo conto che la strada maestra è sempre la più semplice: un cammino antico che manifesta al mondo la nostra stessa storia.

Barbara
Correre, Rotolare, Saltare, Arrampicarsi: la palestra della vita era il cortile dove affluivano i bambini dei quartieri negli spazi aperti, muovendosi per ore ed ore senza stancarsi mai; luoghi “condivisi”, fatti di giochi spontanei e schiamazzi “costruttivi” che edificavano le basi della relazione, coltivando, giorno dopo giorno, il bagaglio motorio fondamentale per la crescita e l’equilibrio della persona.
Adesso ne parlano tutti, anche i giornali, come se fosse venuta alla luce una verità scientifica da rivalutare e ci si fosse resi conto dell’importanza di recuperare il tempo perduto sperperando l’essenziale, ma non è così semplice ripristinare “antiche” consuetudini che traggono spunto da utili ed efficaci stili di comportamento.
Tornare indietro è impossibile perché bisognerebbe cambiare il mondo e ripartire da zero, dagli aspetti fondamentali della vita: sacrificio, perseveranza e spirito d’iniziativa, perché i bambini di “ieri” portavano avanti un cammino personale non precostituito, partendo da una spontanea volontà di ricerca, soprattutto attraverso le esperienze motorie e sensoriali. Si adattavano alle fatiche, alle prove ed ai graffi, con curiosa e naturale sperimentazione, alla conquista di una semplice gloria che oggi non verrebbe riconosciuta nel suo significato più autentico, poiché priva di successi e di gratificazioni immediati, se non quelli di dimostrare a se stessi di potercela fare e di poter migliorare costantemente la propria evoluzione.
Parlo da insegnante di Scienze Motorie e da persona nostalgica del tempo andato, perché sono cresciuta nella palestra degli spazi aperti, dove muovermi liberamente dal mattino alla sera, mi permetteva di analizzare l’universo circostante, attraverso continue scoperte per costruire me stessa, dentro e fuori, poiché non esiste un’anima senza un corpo che la diriga nei sentieri dell’esperienza.
Infatti, in un luogo in cui bisognava destreggiarsi per ogni cosa, la palestra era l’enorme spazio che mi circondava: campi, alberi e fossati, per ore ed ore di allenamento naturale e spontaneo, una specie di pedagogia alla Rousseau che conferì al mio istinto una capacità nuova: quella di non arrendermi mai, fino allo sfinimento. Capacità che ancor oggi si è rivelata di grande utilità per le questioni pratiche, sentendo sulla mia pelle il significato della parola “perseveranza” e l’importanza d’imparare ad “essere” anziché “apparire”.
Di conseguenza, la capacità d’ingegnarsi per adattarsi al mondo e non adattare il mondo a se stessi, mi ha fatto comprendere quanto fosse necessario il valore della tenacia e della creatività per lo sviluppo della persona.
Oggi, purtroppo, non esiste più il “cortile”, come si intendeva una volta, ed uno dei problemi maggiormente presenti in questo nostro tempo è la mancanza di spazi aperti e sicuri in cui far giocare i nostri bambini, soprattutto nelle grandi città, dove allenare le capacità motorie diventa faticoso, in particolar modo, in una società narcisistica, fondata sulle apparenze, dove si punta sempre alla perfezione senza domandarsi mai se bisogna essere davvero così perfetti come si vorrebbe.
Il cortile insegnava le regole attraverso un suo “codice di comportamento” concordato tra pari ed ogni membro della collettività le rispettava imparando i valori della tolleranza e della collaborazione. Ci si guardava negli occhi per scoprire l’importanza delle emozioni.
I nostri giovani, invece, faticano a manifestare i propri sentimenti, ma, in special modo, le paure che esplodono poi in meccanismi incontrollati, esprimendo forti disagi.
Soffriamo quasi senza saperlo, perché fatichiamo a comunicare anche se ci connettiamo quotidianamente al mondo intero, continuamente protetti da uno schermo che non ci aiuta a socializzare, confrontandoci con realtà virtuali che non restituiscono la consapevolezza del nostro essere, difendendoci anche dal tentativo di esporre la nostra personalità, mascherati dietro ai surrogati del “tutto facile”, anestetizzando i faticosi tentativi per migliorare.
Basta osservare, durante le ore scolastiche, la goffa motricità di un bambino o di un ragazzo adolescente in una palestra, per rendersi conto delle enormi difficoltà incontrate nel gestire il corpo con movimenti semplici ed istintivi che i bambini di un tempo affrontavano in modo naturale, come prova necessaria a sperimentare la propria crescita valorizzando la volontà di riuscita.
Mi è capitato spesso di dover ricorrere a spiegare di continuo come spostare i piedi e le mani in esercizi coordinativi di base, come il salto della corda o un’arrampicata su un grande attrezzo, insistendo per rassicurare l'allievo, cercando di convincerlo che tutto è possibile e bisogna soltanto aver fiducia in se stessi.
I ragazzi di ieri conoscevano bene le difficoltà della crescita e si impegnavano costantemente per superarle. Oggi, invece, ci si arrende spesso al primo tentativo dicendo: “Non ci riesco”.
La porta delle nostre conquiste la lasciamo chiusa davanti a noi e nemmeno ci sforziamo di aprirla.
Manca la capacità di riflettere, soprattutto con la propria testa, senza aspettarsi sempre dagli altri delle soluzioni precostituite, delle nozioni da immagazzinare relative agli aspetti tecnici da perfezionare, non lasciandoci sedurre dai preconcetti di massa che ci dicono come dobbiamo essere per apparire vincenti, non costruendo mai, dalla A alla Z, le basi del substrato motorio e psicologico CHE RICHIEDONO TEMPO ED IMPEGNO.
Partire da se stessi diventa quindi il punto fondamentale sul quale costruire la propria crescita ed instaurare rapporti positivi con il movimento.
Quanti ragazzi in palestra si ritengono inadeguati a raggiungere gli obiettivi prefissati.
Forse è soltanto colpa di una mancata educazione motoria in età evolutiva, che non contempla una buona psicomotricità da sviluppare, come in un gioco di scoperta sul mondo, il prima possibile.
In questo Paese la scuola non valorizza lo sviluppo motorio della persona, invece si dovrebbe partire da lì.
“Mens sana in corpore sano” dicevano gli antichi, ma c’è ancora molto da fare, anche negli aspetti riguardanti l’alimentazione, così fondamentali per la salute globale.
Insegnare a “muoversi” rappresenta quindi la capacità di allenare i talenti che ciascuno di noi ha dentro se stesso, facendo i conti con i personali limiti che, SOPRATTUTTO OGGI, non si conoscono più e la sperimentazione motoria ci aiuta a migliorare la nostra vita.
Purtroppo, ci ricordiamo del corpo solo quando è in difficoltà e stiamo male. Per il resto, ci basta schiacciare un pulsante e farci affascinare dalla pigrizia.
Il senso dell’invenzione spontanea del gioco è invece tutta da riscoprire e gli educatori scolastici, non solo quelli strettamente legati all’educazione motoria, dovrebbero esserne i promotori.
Per questo dico ai ragazzi: uscite a giocare, muovendovi il più possibile. Lasciate a casa i vostri telefonini. La palestra vi attende fuori dalle mura di casa, nel vostro cortile. Aprite gli occhi e guardate gli amici come non li avete mai visti prima. Forse scoprirete in loro le vostre stesse emozioni, oltre alla gioia di sentirvi finalmente liberi!
Come esseri umani, attraverso la storia, siamo partiti gattonando alla ricerca di esperienze sensoriali e sociali utili per alimentare noi stessi ed “incontrare” gli altri, recuperando le competenze motorie e relazionali.
Il nostro “reality”, al di là di ciò che osserviamo degli altri rimanendo incollati ad uno schermo,dovrebbe essere l’esperienza esistenziale, coltivata giorno dopo giorno, in modo semplice ed essenziale, per sopravvivere a noi stessi!

Barbara Piazza