L’attività motoria nella scuola primaria, alcune riflessioni…
di Tommaso Coppoletta

Al giorno d’oggi ci troviamo in una società in cui i giovani fanno poca attività motoria e le cause sono riconducibili sicuramente alle nuove tecnologie, tra cui smartphone , social network e videogame, su cui i ragazzi riversano la maggior parte delle proprie energie e delle proprie attenzioni precludendo attività importanti sia per il loro sviluppo fisico che relazionale. I ragazzi delle passate generazioni, gli adulti di oggi, uscivano molto più spesso di casa, anche semplicemente per trascorrere del tempo con gli amici, andare al parco, giocare e fare dell’attività motoria. Adesso, invece, i tempi sono cambiati e si riesce a stare a “contatto” con tutti dalla propria casa. Il livello di inattività motoria giovanile sta crescendo di anno in anno, creando così un grosso danno alla salute delle nuove generazioni. L’assenza di movimento può generare il 10% dei tumori al colon, il 9% dei tumori al seno, il 5% delle affezioni coronariche, diabete e malattie respiratorie croniche, ecc. Sono anni che si parla di questo problema, ma purtroppo non si compiono azioni degne di nota per migliorare una situazione degenerativa. Personalmente credo che per colmare questo problema ed aumentare il livello di attività motoria nei giovani, bisogna partire dalla scuola, visto che è il posto idoneo dove gettare le basi per educare i giovanissimi allo sport ed insegnare loro i vantaggi nel condurre una vita meno sedentaria; purtroppo, facendo un’analisi attenta è risaputo che la scuola non sta, al momento, prestando molta attenzione a questi temi, facendo poca attività fisica. Nelle scuole Italiane, il timing dell’attività motoria è di 2 ore a settimana (la maggior parte delle volte fatte, di seguito, in un solo giorno): quantità tremendamente scarsa se pensiamo che i giovani dovrebbero fare, almeno, un’ora di movimento al giorno. Alla luce di questi dati, visto anche il periodo di crisi economica dove molte famiglie non possono permettersi di iscrivere il proprio figlio in una palestra o in una scuola sportiva, una buona soluzione potrebbe essere quella di aumentare le ore e la qualità delle lezioni di educazione fisica nella scuola, soprattutto nei livelli inferiori (scuola primaria e dell’infanzia), quelli fondamentali nella crescita dei ragazzi, dove non esiste nemmeno il docente di Scienze motorie ed è l’insegnante di altre materie che cerca di far muovere i bambini come può. Purtroppo, è questa una delle ragioni che mostra i punti di debolezza del nostro sistema scolastico che affida un’attività importante come quella fisica a docenti che hanno tutt’altre competenze. 
È necessario dare la giusta importanza ai docenti di Scienze Motorie con persone competenti a ricoprire tali ruoli perché mettere una persona non esperta in materia può non trasmettere le giuste indicazioni al bambino causando addirittura danni fisici (anche gravi) allo stesso facendo compiere, ad esempio, movimenti scorretti. Ultimamente nelle scuole primarie si sta cercando di sanare questa situazione, con l’attuazione di progetti di attività motoria, che consistono nell’affiancamento di un esperto del movimento all’insegnante che accompagna i bambini in palestra; l’obiettivo è far acquisire le competenze all’insegnante attraverso un periodo di “affiancamento” con l’esperto. La parte positiva di tale progetto è che i bambini vengono seguiti in palestra da un esperto traendo diversi benefici tra cui svolgere un’attività motoria corretta e apprendere nozioni di sport da una persona qualificata che trasmette le proprie passioni e magari può suscitare interesse particolare per discipline che i ragazzi potranno seguire in futuro. La parte negativa riguarda il fatto che l’esperto svolge la propria lezione per una sola ora a settimana perché il resto dell’attività (un’ora) deve tenerla l’insegnante di un’altra materia. È basilare che i ragazzi vengano iniziati all’attività fisica da persone competenti affinché possano negli anni compiere gesti nella maniera corretta. La situazione odierna ci dice che due ragazzi su tre non riescono a fare una capovolta. I tempi stanno cambiando sotto diversi aspetti, ma il sistema scolastico è rimasto obsoleto, sia per quanto concerne l’attività motoria, sia per quanto riguarda lo studio teorico della stessa. La scuola è il luogo dove tutto inizia perché i bambini di oggi sono gli uomini di domani, pertanto bisogna pretendere che sia un luogo dove tutto funzioni alla perfezione.

Tommaso Coppoletta laureato in Scienze Motorie presso l’Università Magna Grecia di Catanzaro e Laureando nel corso Magistrale Scienza, tecnica e didattica dello sport presso l’Università Statale di Milano, Istruttore di Calcio giovanile.